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Il Trentino

N. 233 - Giugno 2000
Storia
QUANDO AD UN IMPERO ECONOMICO SI INTRECCIANO AVVENTURA E SENSIBILITÀ
I Daziaro a Mosca
Gianna Simoni Paciaroni





Il negozio Daziaro a S. Pietroburgo, litografia, coloritura a pennello, XIX sec.

È noto che in un contesto già di per sé straordinario come quello del fenomeno tesino, il successo più prestigioso fu raggiunto dalla ditta Daziaro in Russia. Ne sono stati testimonianza l’esistenza di quattro grandi negozi, di cui uno di ben undici vetrine, il fatto di essere citata da autorevoli scrittori dell’epoca (cosa piuttosto rara per un’attività commerciale) e, più di recente, la pubblicazione, proprio in Russia, di un volume sulla serie litografica “La Mosca dei Daziaro” (Mosca e dintorni nelle litografie della ditta di Giuseppe Daziaro, Artea, Mosca, 1996). Questo testo, arrivato in Italia –a quanto ci risulta– in un’unica copia e per un caso fortuito, ci dimostra da solo come il nome della ditta Daziaro e dei Tesini, la storia dei quali solo di recente si sta facendo conoscere al di fuori degli stretti confini della valle di origine, è invece tenuta ancora in enorme considerazione là dove essi operarono. E questo è solo ulteriormente enfatizzato dalla qualità dell'edizione stessa: in 4° ob
lungo, con legatura telata, con circa 200 pagine patinate contenenti ben 44 accurate riproduzioni a colori a piena pagina di altrettante vedute di Mosca (ciascuna descritta diffusamente a fronte), ed un testo di circa 100 pagine in cui viene dichiarato il “prezioso” valore storico documentario. Le vedute si riferiscono infatti ad un decennio particolare, quello della ricostruzione dopo le guerre napoleoniche, ma sono anche la fedele testimonianza della vita russa del momento, piene come sono di molteplici dettagli aneddotici di vita comune. Nel testo sono inoltre elogiate le qualità estetiche delle vedute, ne sono accuratamente citati gli autori (tra i quali Auguste Cadolle, Victor Perrot, L.A. Bichebois, D.S. Indejceiv, Fedor Dic, L.J. Arnoutjr, P. Benois, T. Dietz e Cuvillet) e descritti gli accorgimenti ottici - tanto in voga nell’Ottocento - utilizzati per dar loro profondità e accuratezza.


S. Pietroburgo: piazza dell'Ammiragliato.


Il testo comprende anche una breve ma dettagliata storia della ditta Daziaro e ripropone le litografie raffiguranti i loro negozi in Russia.
Certamente molte ragioni del successo della ditta Daziaro accomunavano questa ad altre imprese tesine. Tra esse, ad esempio, la prontezza nel cogliere in paesi vicini o lontani qualunque accenno di attenzione e apertura nei confronti delle merci commerciate. Cosa che stava avvenendo in Russia dove, con Nicola I, era ripresa la forte spinta verso l’ovest già iniziata - in forma forse anche eccessiva - prima da Pietro il Grande e poi da Caterina II.


In più, i Daziaro riuscirono a cogliere al volo e trarre vantaggio anche da altri cambiamenti ponendosi tempestivamente come punto di riferimento alternativo per i compaesani (semplici ambulanti o servi di negozio) che, altrimenti, sarebbero stati costretti a cambiare lavoro o merce a causa della situazione sempre più critica della “casa madre” Remondini (che chiuderà i battenti nel 1860). Tutti elementi che, complessivamente, contribuirono alla nascita di una fitta rete di rivenditori tesini che, in una formula commerciale piuttosto moderna, farà capo proprio ai negozi Daziaro. Intuirono, soprattutto, che una delle cause della crisi della casa bassanese dipendeva anche dalla bassa qualità della produzione, da sempre offerta di preferenza ad una clientela molto vasta, ma di basso livello culturale.
La scelta decisiva di alzare nettamente il livello qualitativo però non sarebbe stata vincente senza la felice intuizione di puntare sulla nuova tecnica di stampa -quella litografica - diventando essi stessi produttori. Per fare ciò i Daziaro si rivolsero alla stamperia all’epoca più esperta nel settore: la Lemercier di Parigi.
Proprio a Parigi i Daziaro avevano aperto un negozio in uno dei punti più nevralgici della città: il Boulevard des Italiens.
La collaborazione Daziaro-Lemercier darà frutti egregi: stampe di qualità e, nella versione migliore, di ottima qualità, dipinte a mano da validissimi pittori dell’epoca, in grado di competere con la pressante concorrenza inglese e francese stessa. La Lemercier vantava, allora, litografi quali L.P.A. Bicherbois, Cuvbillet, L.J. Jacotte, J.A. Durui, F. Benois che lavoravano da disegni di Bronin, V.O. Vivienne, D.S. Indejzev, A. Durand, F.de Fournier, F.D. Dic, J.P.E. Gertner. Accuratissima è anche la scelta dei soggetti offerti che, come appare dal catalogo del 1856, si differenziano in una considerevole varietà per soddisfare le richieste dei diversi ceti sociali di un mercato russo che guarda all’occidente: ritratti, immagini religiose, costumi occidentali, tematica militare, satirica, vedutistica ecc.



Pieve Tesino, Villa Daziaro

Abili commercianti dunque, i Daziaro, ma con quella genialità che li porterà a trasformare le loro botteghe in “negozi”, termine che in Russia indicava veri e propri salotti culturali, frequentati anche da membri della famiglia imperiale. Ma non solo: essi compresero che il desiderio di occidentalizzazione non aveva mai sopito nei Russi il forte amore per la loro terra e le loro radici. Ecco così apparire, nello stesso catalogo innumerevoli scene di vita dei villaggi, di gente in costume, di vedute delle grandi città e delle nuove architetture russe.

D’altronde i Daziaro stessi, con caratteristica tutta tesina, rimasero sempre attaccati alla loro terra di origine, meta di frequenti viaggi. Alessandro Daziaro nel 1866 si arruolò nei bersaglieri e combatté in Valsugana; Giuseppe Daziaro, che nella sua ditta assumeva di preferenza compaesani, non solo fondò una scuola per italiani in Russia ma proprio in Tesino, a Pieve, costruì la villa sognata in tutti gli anni di lontananza.

Il forte legame con le radici non impedirà però ai Daziaro di integrarsi talmente con il paese che ospitava la loro attività. In tempi non sospetti, durante la rivoluzione Russa, essi riceveranno un attestato di benemerenza dal Commissario dell’Istruzione Lunaciarski. E oggi sono ricordati, nel già citato testo del 1996, “come preziosi, illustratori oltre che benefattori”. Infatti, continua lo scritto, “la beneficenza su larga scala sembrava essere tradizione di famiglia. Così si sa che Giuseppe Daziaro vendeva le sue litografie a prezzi più cari per riservare denaro a gente bisognosa o a vittime di disastri naturali sia a S. Pietroburgo che altrove in Russia. Tutti i clienti erano al corrente di ciò e volentieri partecipavano all’iniziativa”.

In un secolo in cui i confini nazionali erano continuamente e a volte violentemente ridefiniti, assieme ai loro compaesani, i Daziaro rimangono un eccellente esempio concreto di come un sano e forte amore per la propria terra possa essere perfettamente compatibile con una intelligente apertura internazionale.