PROVINCIA
AUTONOMA
DI TRENTO

N. 5 - Maggio 2002
Acqua per la vita
Storia di un gemellaggio
Il racconto degli scolari della scuola elementare di Villazzano


Siamo i bambini di V della Scuola Elementare di Villazzano, costituiti in Cooperativa fin dai primi anni, con il nome di Cooperativa degli Aquiloni, perché l’aquilone vola libero e felice nel cielo, pur restando sempre ancorato alla realtà per mezzo del filo.
Già in prima elementare abbiamo avuto l’opportunità di conoscere Elio Sommavilla e Iolanda Baldessari, dell’Associazione Acqua per la Vita (in inglese WFL: Water for life).
Attraverso i loro racconti e la visione di molti filmati ci siamo avvicinati al mondo della Somalia.
Quando poi è giunta in classe la principessa Mana, figlia dell’ultimo sultano della città di Merka, ci ha messo tra le mani i giocattoli costruiti dai bambini di laggiù e ci ha raccontato le fiabe antiche legate a tradizioni secolari. Ci siamo entusiasmati e con gioia e curiosità abbiamo accolto l’idea del gemellaggio con due villaggi: Mungiye e Ayuub.


Mungiye e Ayuub
Mungiye è un piccolo villaggio della Somalia centro-meridionale, situato sulla sponda dell’Oceano Indiano. Si trova nella regione del Basso Shabeelle, chiamata così, perché attraversata dall’ultimo tratto del fiume Shabeelle. Il paese sorge sulla spiaggia e sulle dune che fiancheggiano l’Oceano: dune di sabbia di un colore che varia dal rosa ad un rosso acceso, a seconda dei momenti della giornata. Sulle dune vegetano anche cactus spinosi e altre piante dalle foglie grasse e spinose ed inoltre cespugli molto belli della famiglia delle euforbie, tutte piante adatte a resistere ai lunghi mesi di siccità.
Mungiye è costituita da capanne piuttosto sparse, circondate da piante, fatte di ramaglie, sia di forma rettangolare (“harish”), sia circolare con tetto a cono (“mondul ”). Il tetto è di foglie di palma intrecciate oppure di erbe secche.
Ci sono spesso, nascoste tra le piante, delle abitazioni mobili, piantate per periodi più o meno lunghi dai nomadi, che vi sostano in cerca di pascolo e di acqua per il proprio bestiame nella stagione secca, quando all’interno del paese non c’è più erba.. I cammelli e le capre sopravvivono, mangiando anche solo le foglie delle acacie e di altre piante spinose. Queste capanne mobili si chiamano “aqaal” ed hanno la forma di cupola. Sono molto piccole e servono solo per riposare la notte; di giorno la vita del nomade si svolge esclusivamente all’aperto e spesso i pastori, bambini compresi, passano anche la notte nel pascolo.
La gente di Mungiye si dedica in primo luogo alla pesca. Le acque dell’Oceano Indiano sono pescose e gli uomini del villaggio sono molto esperti in mare.
Parecchi abitanti di Mungiye fanno anche gli agricoltori, coltivando piccoli appezzamenti di terra al di là delle dune, nella piana dello Shabeelle. Questi contadini si alzano alle prime luci dell’alba e percorrono un’ora o due di strada a piedi, rincasando prima del tramonto o dormendo all’aperto.

Un rapporto con fili colorati
Un po’ alla volta, a piccoli passi abbiamo tessuto i fili colorati di questo rapporto a distanza. Stavamo imparando a scrivere e a leggere e diventava per noi importante la conquista di tali tecniche, perché ci sarebbero servite per una comunicazione sempre più ricca. Mandavamo piccoli messaggi con la nostra firma in arabo, di cui eravamo orgogliosi. Davamo molto spazio al disegno per spiegare il nostro mondo. Talvolta raccoglievamo i nostri testi illustrati in piccoli libri artigianali semplici, ma piacevoli.
Questo nostro impegno era regolarmente premiato con le risposte che ci venivano dalla Somalia. I gemelli ci hanno inviato per primi dei regali: sabbia, pietra pomice, conchiglie raccolte sulla costa dell’oceano. Questi piccoli oggetti ci trasmettevano il calore di un’amicizia a distanza, ci portavano profumi ignoti, ci raccontavano storie nuove relative alla vita dei nostri amici.
Abbiamo così imparato che i bambini nei loro villaggi conoscono fin da piccoli la fatica, l’impegno, la responsabilità, poiché devono aiutare la famiglia nei lavori. In particolare le bambine sostituiscono la madre nelle faccende di casa, nell’attingere l’acqua al pozzo, nell’accudire i piccoli fratelli. I maschi aiutano il padre nella custodia degli animali o nel lavoro dei campi.
Tuttavia i bambini hanno un grande privilegio: sono liberi di muoversi in grandi spazi.


Negli anni successivi lo scambio di lettere e di materiale si è attenuato, fino ad interrompersi, per via della situazione politica e della guerra. La scuola di questo villaggio è stata chiusa, perché molti abitanti hanno ripreso la loro vita nomade. Noi però crediamo che le bricioline di affetto e di fiducia reciproca, che ci siamo scambiati, resteranno come esperienza bella e positiva.

Ayuub, un villaggio costituito solo da orfani di guerra
In compenso è cresciuto il legame con Ayuub, un villaggio costituito solo da orfani di guerra. Nel tempo questo legame si è arricchito di nuove idee e anche di minuscoli progetti condivisi.
La tettoia costruita nel 1992 sulle dune affacciate sull’oceano per ospitare gli orfani di cui si ignorava perfino l’origine è diventata con il tempo un villaggio. In 200 capanne vivono più di 600 persone. Il deserto di sabbia battuto dal vento è ora un’oasi con fiori, alberi da frutta, molte leguminose che danno legna, foraggio, mangime. Ayuub è diventato gradualmente un modello di villaggio da vari punti di vista: è l'unica comunità in Somalia amministrata democraticamente da un consiglio composto di assessori eletti tra i giovani. Sindaco e consiglio gestiscono praticamente tutto: la scuola materna, quella preparatoria e le professionali, i pozzi, l’acquedotto, un impianto di irrigazione sotterranea a goccia per gli orti, l’igiene e la sanità, una mensa per 400 bambini del distretto di Merka, i laboratori, gli edifici pubblici, lo sport e la ricreazione.
Dalla corrispondenza con i gemelli di Ayuub ci hanno dato l’esempio di come, pur essendo vittime della guerra e dell’odio tribale, hanno saputo costruire un futuro di convivenza e di pace. Dalle donne e dai bambini di Ayuub è venuto un germe di speranza. Abbiamo anche capito che a loro basta il minimo indispensabile per vivere: utilizzano il mercato e lo scambio solo per la sopravvivenza.


Brevi racconti e disegni
Di volta in volta abbiamo orientato i nostri scambi culturali in direzioni diverse: il mondo delle fiabe, la natura, le case e gli edifici, le attività economiche, la vita dei bambini.
Brevi racconti e disegni servivano a illustrare questi aspetti della quotidianità, che avevamo deciso di indagare. I doni si sono fatti più mirati: nidi di uccelli, piume, corna di animali, erbari, manufatti in legno, foto, filmati, cassette registrate con canti, tessuti, frutto dei laboratori di tessitura, che anche noi in seguito abbiamo attivato nella nostra scuola.
Alle nostre domande spesso i gemelli rispondevano con foto digitali e filmati, con cui documentavano l’attività della pesca, la preparazione del pane, la mensa, la costruzione di capanne, le feste, la struttura del villaggio, le assemblee dei responsabili della vita politica e sociale di Ayuub. Noi mandavamo foto per documentare le attività agricole nelle varie stagioni: la raccolta delle mele, la vendemmia, la coltivazione del granoturco. Oppure foto di edifici, condomini, ville unifamiliari per mostrare l’architettura di Villazzano e di Trento (con le chiese, la stazione, gli edifici pubblici, le grandi strade, i palazzi).
Ci siamo scambiati anche le nostre foto , ci siamo raccontati le nostre vite, abbiamo parlato dei nostri desideri.
Fortunatamente avevamo dei bravi e pazienti traduttori, che permettevano la comprensione dei messaggi. Da un po’ di tempo però qualcuno di noi scrive in inglese, lingua conosciuta in Somalia. Le nostre firme e poche parole sono scritte da noi in arabo, altra lingua conosciuta dai Somali per la lettura del Corano.
In questi anni molte delle nostre famiglie hanno effettuato adozioni a distanza, così noi abbiamo avuto la gioia di pensare ad un fratellino o ad una sorellina somali, ai quali scriviamo con un affetto speciale e spediamo piccoli doni spesso realizzati con le nostre mani.
Da Ayuub riceviamo spesso in risposta la foto che mostra il bambino o la bambina con il dono tra le mani. Possiamo così leggere nei loro occhi molti sentimenti, che sentiamo di condividere.
Il “fratellino” di Emil e altri coraggiosi gemelli stanno imparando l’italiano per rendere più vera e diretta la comunicazione.


E’ successo un evento: sono venuti a trovarci...
Alla fine della terza elementare è successo un evento, che ricordiamo ancora con emozione e nostalgia: sono venuti a trovarci non solo Mana, ma anche due orfani di Ayuub, ormai quasi ventenni. Ci hanno raccontato tante notizie sulla loro vita. Haliima, la ragazza, ha cantato per noi, ci ha mostrato con quanta rapidità fa le treccioline in testa, come ricama, come indossa il vestito tradizionale.
L’anno scorso ci ha mandato un video che documenta il suo matrimonio. In particolare ci presenta con orgoglio suo marito. Pochi mesi fa ha condiviso con noi una grande gioia: sta aspettando un bambino. Diventerà mamma. Subito sono partite le nostre domande: “Come si chiamerà?” “Quando nascerà?” Abbiamo così appreso da lei molte conoscenze sulle tradizioni legate alla nascita.
L’altro orfano, che si chiama Mohamed, ci ha invece parlato della tragica guerra del 1992. Era bambino, quando è stato gravemente ferito e salvato da Mana. Ha visto morire persone care, come è successo ad Haliima, che ha perso genitori e fratelli.
Da questo incontro è nata l’idea di realizzare all’interno della scuola una mostra, che documentasse il gemellaggio con Somalia e portasse a conoscenza di altre classi e di altre persone la nostra esperienza. Abbiamo allestito grandi giornali murali, che portavano notizie della Somalia, della corrispondenza, di W.F.L.. Sono stati esposti i doni e i manufatti provenienti dai villaggi gemellati.
Stimolati da una mamma abbiamo raccolto tutti i fogli di carta, che generalmente noi buttiamo, utilizzandoli per creare quaderni dalle vivaci copertine ottenute con pagine illustrate di riviste o realizzate al computer.
Accanto a tale attività, chiamata “Laboratorio per riutilizzare la carta”, abbiamo avviato una raccolta di materiale da inviare in Somalia, in base alle indicazioni fornite da Mana e dai gemelli: quaderni, libri, corsi di inglese, biciclette , strumenti musicali, palloni, scarpe da calcio, tessuti, fili da ricamo e macchine da cucire, perfino due macchine per costruire scarpe.
Con gioia abbiamo appreso in seguito che con le vecchie macchine da cucito è stato allestito a Merka un laboratorio di sartoria, coordinato da Haliima.
Nel dicembre del 2001 la nostra cooperativa degli Aquiloni ha pubblicato un libro “Salviamo i vecchi muretti” e ha deciso di mandare i soldi ricavati dalle vendite ad Ayuub per la realizzazione di un progetto di sviluppo, con il nome di “Aquiloni ad Ayuub”.


La risposta dei gemelli è giunta presto: avrebbero costruito all’ingresso del villaggio un edificio a forma di aquilone, da utilizzare come teatro e come sala per le riunioni.
Periodicamente arrivano aggiornamenti sul progetto, che è stato salutato laggiù con la festa degli abitey, che in somalo significa “aquiloni”. I gemelli hanno costruito bellissimi aquiloni colorati e li hanno fatti volare per ricordare i loro amici di Villazzano.
Nel marzo del 2002 hanno collocato la prima pietra, dopo aver fatto l’estrazione dei nomi per scegliere la persona fortunata, che avrebbe vissuto quest’onore.
I giovani del villaggio hanno già raccolto lungo le coste dell’oceano grandi quantità di pomice, componente essenziale per la preparazione dei “blocchetti ”, con cui verranno realizzate le strutture in muratura.
Qualche mese fa la direzione della nostra scuola ci ha riservato una sorpresa bellissima, realizzando un sogno, che accarezzavamo da tempo: il collegamento con Internet, in modo da poter comunicare direttamente con i gemelli di Somalia e con l’ufficio di W.F.L. a Nairobi, senza dover dipendere dalla maestra o dai nostri computer di casa. Ci siamo organizzati in modo da poter lanciare più volte alla settimana i nostri brevi messaggi, fatti spesso di una piccola domanda. La nostra gioia è grande, quando, aprendo la posta elettronica, troviamo le risposte, quasi sempre arricchite di foto digitali.
La scuola ha dotato anche noi di macchina digitale. In classe abbiamo due operatori-bambini, che documentano le nostre attività, per rendere anche le nostre risposte più complete e comprensibili.

Probabilmente quest’esperienza potrà continuare alle Scuole Medie Pascoli, dove esistono già altre classi gemellate con scuole di villaggi somali. Da parte nostra consegneremo tutto il materiale archiviato in questi anni ai bambini della futura I classe, perché possano intrecciare nuove trame nel tessuto, che noi abbiamo avviato cinque anni fa.


I ragazzi delle classi V A e V B
della Scuola Elementare di Villazzano
L’insegnante Sandra Devigili